Mio nonno era uno spacciatore....

scritto da Giullare della morte
Scritto 21 ore fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Autore del testo Giullare della morte

Testo: Mio nonno era uno spacciatore....
di Giullare della morte

Mio nonno, caro e rimpianto, un po' prima di morire si era messo in testa di diventare imprenditore. Non so cosa gli dicesse la testa, ma aveva già donato la saggezza e la ragione alla Morte, e dopo un bel po' di tempo anche il corpo.
A forza di dissodare la terra con vanga e zappa, si era rovinato di brutto cartilagini e nervi; il dolore si era impossessato del suo domani. Le ossa erano così intorpidite dall'artrosi che pareva un tronco infilato negli scarponi: camminava a scatti. La colonna vertebrale si era piegata, come torta da una pressa; quando girava per la piazza, per quanto era curvo e con lo sguardo basso, ricordava uno che cerca un mazzo di chiavi o altri oggetti cadutigli dalla tasca. Chi non lo conosceva gli chiedeva: «Signore, ha perso qualcosa? Posso aiutarla?».
Il volto era totalmente abbrustolito e macchiato dal troppo sole preso in campagna, tanto da ricordare una bistecca bruciacchiata, e gli occhi piano piano diventavano sempre più liquidi. Era stanco di raccogliere, seminare, zappare, mungere e spremere mammelle gonfie di vacca. Era stufo di lottare contro le intemperie, i malanni e gli accidenti vari; stufo di produrre bocconi di bile grossi come due uova a occhio di bue messi insieme nel vedere che il cielo mandava grandine e tuoni a disastrare il raccolto. I conti non tornavano mai, e se tornavano era sempre con il segno meno.
Non teneva un becco di un quattrino in banca; anzi, ci teneva depositati debiti e speranza. Vedeva altri della sua età spogliarsi della casacca impolverata da contadino per indossare il doppiopetto, con tanto di gemelli d'oro ai polsini inamidati, circondati da macchine fiammanti e lucidate. Lui, invece, montava ancora uno spellacchiato e vecchio mulo; quando era completamente ubriaco, gli pareva di guidare una Ferrari impellicciata di peli ispidi e rasposi, e ogni tanto, nel prendere una curva a pieno galoppo, finivano entrambi nel fosso a ragliare bestemmie contro il cielo. Secondo me, ogni tanto dava benzina sotto forma di vino anche all'asino.
Gli era presa la smania di fare soldi. Soldi e basta. Si arrabattò su varie ipotesi e programmi, ma si fissò su una notizia che la televisione trasmetteva spesso. Il TG in bianco e nero parlava del commercio di "fumo". Eravamo negli anni '70 e, guarda un po', chi lo immetteva sul mercato diventava ricco in breve tempo. «Ricco?».
Quindi mio nonno decise di compiere il grande e avventuroso salto per guadare il fiume dell'anonimato. Il refrain "Fumo, Fumo, Fumo" gli era entrato in testa come un tarlo che gli aveva ridotto il cervello in segatura. Vendere fumo su fumo per diventare ricchi e potenti, mangiare carne tutti i giorni e, perché no, andare a donne... Così blaterava tra sé e non c'era verso di dissuaderlo.
Un po' mi preoccupai perché il nonno, da un po' di tempo, svalvolava; temevo che attuasse i suoi bellicosi e improvvidi propositi mettendosi a fare lo spaccino. Un nonno spacciatore non si poteva proprio vedere né sentire.
Ma, ahimè, accadde. E io fui testimone del suo piano.
Nel bel mezzo della notte di un giorno che non ricordo, mi alzai allarmato e sfatto dal letto perché sentivo un fumo pruriginoso e fastidioso. Le narici bruciavano; mi misi a tossire, quasi soffocato da quel maledetto inanellarsi di volute di fumo in gola. Aprii la finestra. Davanti ai miei occhi increduli si parò un incendio esteso, circolare. Il terreno di mio nonno ardeva come una brace. Fuoco, fiamme e fumo, tanto fumo.
Il nonno aveva dato fuoco alle piantagioni e ai vigneti. Pareva un Nerone dei tempi moderni che sorrideva e si sfregava le mani davanti all'incendio. Addirittura, per la gioia, si era raddrizzato. Io corsi giù in fretta e furia, spaventato, gridando a mio nonno che era coperto di cenere ma con un sorriso soddisfatto e gli occhi luccicanti:
«Nonno, nonno, che cazzo hai combinato?».
«Tranquillo figliolo, tranquillo e sta’ buono... Aspetto solo che la gente venga a comprare il fumo>>
Mio nonno era uno spacciatore.... testo di Giullare della morte
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